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Tabella dei contenuti

Trump su Trhut
A cosa è servito davvero questo accordo
Perché questo messaggio è un caso studio di comunicazione social nel 2026
Come funziona la comunicazione social nel 2026
La comunicazione individuale e collettiva

Nel gennaio 2026, Donald J. Trump ha pubblicato su Truth un messaggio in cui rivendica un ruolo decisivo nel “salvataggio” di TikTok, affermando che la piattaforma sarà controllata da un gruppo di investitori americani e continuerà a operare come voce centrale nel panorama digitale globale.

Al di là della retorica politica, il messaggio offre uno spunto interessante per comprendere come tecnologia, geopolitica e comunicazione social si intrecciano nel 2026.

“Sono così felice di aver contribuito a salvare TikTok! Ora sarà di proprietà di un gruppo di grandi patrioti e investitori americani, i più grandi al mondo, e sarà una voce importante. Insieme ad altri fattori, è stato responsabile del fatto che io abbia ottenuto risultati così positivi tra il voto dei giovani nelle elezioni presidenziali del 2024.

Posso solo sperare che, per molto tempo nel futuro, io venga ricordato da coloro che usano e amano TikTok.

Ringrazio il Vicepresidente JD Vance e tutti gli altri membri della mia Amministrazione che hanno contribuito a portare questo accordo a una conclusione molto drammatica, finale e bellissima.

Vorrei anche ringraziare il Presidente Xi della Cina per aver lavorato con noi e, in definitiva, per aver approvato l’accordo. Avrebbe potuto scegliere un’altra strada, ma non lo ha fatto, e la sua decisione è apprezzata.

PRESIDENTE DONALD J. TRUMP”

A cosa è servito davvero questo accordo

Dal punto di vista tecnologico e strategico, l’accordo su TikTok risponde a tre esigenze chiave:

Sovranità digitale e controllo dei dati

TikTok è da anni al centro del dibattito occidentale per la gestione dei dati degli utenti, in particolare negli Stati Uniti. Il passaggio a una governance con forti interessi americani serve a:

  • ridurre il rischio di accesso estero ai dati

  • riallineare la piattaforma alle normative occidentali

  • garantire continuità operativa senza ban o limitazioni

Non è un “salvataggio” tecnico, ma un riequilibrio di potere sull’infrastruttura digitale.

Continuità dell’ecosistema creator

TikTok non è solo un’app: è un ecosistema economico fatto di creator, advertising, e-commerce e musica. Bloccarlo o ridimensionarlo avrebbe avuto effetti a catena su:

  • creator economy

  • brand digitali

  • campagne politiche e istituzionali

L’accordo serve quindi a mantenere stabile una piattaforma sistemica, non sostituibile nel breve periodo.

Strumento di influenza culturale

Nel 2026 i social non sono più “canali”, ma ambienti culturali. TikTok influenza linguaggio, estetica, musica, politica. Controllarne la governance significa controllare una parte della narrazione globale.

Perché questo messaggio è un caso studio di comunicazione social nel 2026

Il testo di Trump è interessante non tanto per ciò che dice, ma per come è scritto. È un esempio perfetto di comunicazione social contemporanea.

Come funziona la comunicazione social nel 2026

1. Comunicazione post-fattuale

Il messaggio non entra nei dettagli tecnici dell’accordo:

  • niente numeri

  • niente date

  • niente strutture societarie

Conta la percezione, non il processo. Nel 2026 la comunicazione social non spiega: afferma.

2. Narrazione personalizzata (io = piattaforma)

TikTok non è presentato come:

  • un asset tecnologico

  • una società privata

  • una piattaforma globale

Ma come qualcosa che esiste grazie a una persona.
È il passaggio chiave del social moderno: la tecnologia viene umanizzata, associata a un volto.

3. Linguaggio emotivo, non informativo

Espressioni come:

  • “very dramatic”

  • “beautiful conclusion”

  • “I hope I will be remembered”

sono totalmente inutili dal punto di vista informativo, ma fondamentali per l’algoritmo:

  • aumentano engagement

  • stimolano reazioni

  • favoriscono la ricondivisione

Nel 2026 i social premiano emozione > precisione.

4. Pubblico giovane come certificazione di successo

Il riferimento allo youth vote non è casuale:
nel linguaggio social moderno, i giovani non sono un target, ma una legittimazione.

Dire “i giovani mi hanno seguito” equivale a dire:

“Sono rilevante nel presente, non nel passato”.

5. Costruzione dell’eredità (legacy-driven content)

La frase sul “voler essere ricordato” è tipica del 2026:

  • i post non parlano più del presente

  • parlano di come verranno riletti in futuro

È comunicazione pensata per:

  • screenshot

  • citazioni

  • archiviazione algoritmica

La comunicazione individuale e collettiva

Il caso TikTok non racconta solo un accordo tecnologico o una scelta geopolitica. Racconta soprattutto come, nel 2026, la comunicazione venga sempre più spesso modellata per servire un obiettivo preciso, immediato, personale. Il messaggio non nasce per chiarire, per spiegare, per accompagnare il lettore nella complessità di un processo. Nasce per produrre un effetto, per occupare uno spazio narrativo e fissare un’interpretazione prima ancora che i fatti possano essere discussi.

In questo contesto, la comunicazione perde progressivamente la sua funzione originaria di ponte tra le persone e diventa uno strumento. Non più un mezzo per costruire comprensione, ma una leva per orientare percezioni, consolidare consenso, rafforzare identità. La tecnologia, che dovrebbe ampliare il campo del confronto, finisce così per ridurlo a una sequenza di affermazioni emotive, facili da ricordare e difficili da mettere in discussione.

È qui che emerge la distanza profonda tra due modi opposti di intendere la comunicazione. Da un lato c’è una comunicazione che potremmo definire filosofica, nel senso più ampio e nobile del termine: una comunicazione che accetta la complessità, che non ha paura del dubbio, che considera il tempo lungo come una risorsa e non come un limite. È una comunicazione che non cerca l’applauso immediato, ma la crescita collettiva, perché sa che una società matura nasce dalla comprensione, non dalla semplificazione.

Dall’altro lato c’è la comunicazione social contemporanea, costruita per funzionare all’interno degli algoritmi. È rapida, emotiva, fortemente personalizzata. Non chiede di essere capita, ma condivisa. Non mira a far crescere una comunità, ma a rafforzare una posizione individuale. In questo modello, il valore di un messaggio non è dato dalla sua profondità, ma dalla sua capacità di generare reazioni, visibilità, memoria digitale.

Il rischio non sta nell’uso strategico della comunicazione, che è sempre esistito, ma nel fatto che questo approccio diventi l’unico linguaggio riconosciuto come efficace. Quando la comunicazione pubblica rinuncia alla responsabilità di spiegare e preferisce solo affermare, quando l’emozione sostituisce il ragionamento e la narrazione prende il posto dell’analisi, lo spazio comune si impoverisce. La tecnologia, invece di essere uno strumento di emancipazione, rischia di trasformarsi in un amplificatore di consenso fragile e di verità semplificate.

In definitiva, l’accordo su TikTok è un fatto tecnico. Il modo in cui viene raccontato è un fatto culturale. Ed è proprio su questo piano che si gioca una delle sfide più importanti del nostro tempo: decidere se la comunicazione digitale debba servire a costruire una società più consapevole o soltanto a consolidare il successo di chi sa usarla meglio.

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